Bonaf articoli2jpgLa Sindrome Metabolica è una condizione clinica, purtroppo estremamente diffusa,  costituita da un insieme di disordini del metabolismo che costituiscono importanti fattori di rischio in grado di predisporre all’insorgenza di patologie cardiovascolari, diabete di tipo 2, steatosi epatica e tumori. Si parla di Sindrome Metabolica (o sindrome X o sindrome da insulinoresistenza o sindrome di Raven) quando sono presenti CONTEMPORANEAMENTE tre di queste condizioni:

  • 1. Accumulo di grasso soprattutto a livello addominale e quindi:
  • circonferenza vita >102cm negli uomini e > 88 nelle donne;
  • oppure BMI (indice di massa corporea = peso kg/altezza m2) > 30;
  • oppure rapporto vita fianchi > 0,9 nell’uomo e >0,85 nella donna
  • 2. Glicemia a digiuno > 100-110g/dl
  • 3. Ipertensione arteriosa: >130-85mmHg
  • 4. Ipertrigliceridemia: trigliceridi > 150 g/dl
  • 5. Bassi valori di HDL: < 40 negli uomini e <50 nelle donne
Sindrome Metabolica e Peso corporeo

I valori indicati possono variare leggermente a seconda che si considerino le linee guida dell’OMS o di altre società come ad esempio la IDF (International Diabetes Federation), ma la cosa che bisogna tenere presente è che il sovrappeso e l’accumulo di grasso viscerale (quindi grasso profondo) soprattutto a livello addominale (obesità centrale) è spesso la causa principale anche delle altre condizioni.

L’accumulo di grasso a livello addominale è infatti la causa principale dell’insulino resistenza, una condizione caratterizzata da una diminuita capacità delle cellule, soprattutto adipose e muscolari, di rispondere all’insulina, che viene quindi prodotta in quantità sempre maggiori accumulandosi nel sangue (iperinsulinemia). Nel breve periodo, l’aumento della produzione di insulina è sufficiente a riportare la glicemia a livelli ottimali, il soggetto risulta quindi completamente asintomatico con valori nella norma. Con il passare del tempo però, l’insulina prodotta non è più sufficiente e il glucosio inizia ad accumularsi nel sangue con la comparsa di un valore alterato della glicemia a digiuno (iperglicemia). Questa condizione è associata non solo alla comparsa del diabete di tipo 2 ma anche ad alterazioni del metabolismo lipidico (ipertrigliceridemia), all’aumento dello stato infiammatorio e della ritenzione di sodio che può portare ad un aumento della pressione arteriosa.

Numerosi studi hanno infatti messo in luce un’associazione tra ipertensione ed eccesso ponderale, in modo indipendente dal sesso e dall’età del soggetto. E’ stato inoltre evidenziato che bambini e adolescenti in sovrappeso, con accumuli soprattutto a livello addominale, hanno una maggiore probabilità di andare incontro ad un innalzamento della pressione arteriosa nell’arco della vita.

Da tempo è però ormai noto come una riduzione del peso corporeo e un miglioramento dello stile di vita (associazione con attività fisica) si accompagnino ad una riduzione della pressione arteriosa, nella misura di circa 1mmHg per kg di peso perso!.
In sostanza una perdita del 10% del peso, in soggetti sovrappeso/obesi, con problemi metabolici, ipertensione e dislipidemia, si associa ad un netto miglioramento del quadro patologico.

Una riduzione del peso corporeo associata ad una alimentazione corretta con eliminazione di alimenti industrializzati, zuccheri semplici e prodotti raffinati, magari associata ad un aumento dell’attività fisica, porterà sicuramente ad un miglioramento del quadro metabolico evitando a molti di dover ricorrere subito all’utilizzo di farmaci per riportare i valori nella norma. Impariamo a trattare bene il nostro corpo, perché un corretto peso corporeo e una sana alimentazione non sono solo una questione di estetica.

Per contattare la Dottoressa specificando dove avete letto l’articolo: Cell.3394069328 – Mail: fbonafe.nutrizione@gmail.com – Sito Web.

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