Foto psicologa per articolijpgL’ipnosi fin dal momento della sua nascita ha trovato nella psichiatria uno dei campi di applicazione più consoni. Lo stesso Freud, del resto, individuò l’uso dell’ipnosi come specifico nel trattamento dei disturbi nevrotici, di cui ne fa fede i suoi “Studi sull’isteria”. D’altro canto l’ipnosi va considerata non come unico mezzo ma come terapia coadiuvante ad altri procedimenti terapeutici, scelti e valutati di volta in volta a seconda della sintomatologia contingente e caratteristica che il paziente presenta. Vediamo ora quale uso si può fare dell’ipnosi in casi puramente psichiatrici, riferendosi alla classificazione di Crasilneck e Hall.
Nevrosi isterica:
La nevrosi isterica è una forma di nevrosi che risponde rapidamente ad ipnoterapia. Nella nevrosi isterica dissociativa vi sono alterazioni dello stato di coscienza o del senso d’identità, che a volte producono sintomi vistosi, come l’amnesia, il sonnambulismo, la fuga e la personalità multipla. Sono frequenti i casi in cui l’ipnosi è riuscita a far recuperare la memoria. Nel caso di sintomi isterici di conversione, l’ipnosi associata ad una esplorazione psicoterapeutica può contribuire ad un giovamento di tali sintomi.
Nevrosi fobica:
Le prassi terapeutiche applicabili nella cura delle fobie sono molteplici. Una delle più usate è quella in cui il soggetto in ipnosi impara degli stimoli condizionanti appropriati per neutralizzare quelli nocivi e a vivere attraverso la suggestione quelle esperienze da lui tanto temute, assumendo comportamenti nuovi e rassicuranti. In altri casi l’ipnotista cercherà di ricostruire con accuratezza la storia del disagio, rintracciando ricordi ed esperienze passate, attraverso stati di rilassamento molto profondi.
Nevrosi ossessivo-compulsiva:
Essa è caratterizzata da timori e pensieri ossessivi che possono essere accompagnati anche da pratiche e riti stravaganti. La cura della nevrosi compulsiva è particolarmente difficile a causa del forte bisogno di dipendenza di questi pazienti, dei forti impulsi d’ostilità nei rapporti interpersonali, del loro bisogno d’isolamento e dell’aura di magia in cui operano le loro idee. A causa della loro forte tendenza a ricercare relazioni di dipendenza, si consiglia di mantenere il ritmo delle sedute ipnotiche a non più di una per settimana e, una volta che hanno cominciato a modificare le loro attitudini verso la malattia, il terapeuta deve considerare l’opportunità di terminare la terapia ipnotica ed avvalersi di una psicoterapia più tradizionale.
Aspetti depressivi non gravi:
La presenza di un chiaro pensiero suicida rappresenta una relativa controindicazione all’uso dell’ipnosi. Qualora non esistano reali idee suicide si può usare un’ipnosi finalizzata ad accrescere la forza dell’Io ed a consolidare la capacità del paziente di trattare i problemi da cui ha origine il suo malessere. Per Crasilneck e Hall può essere utile l’esplorazione ipnoanalitica del passato, integrata spesso con la concomitante somministrazione di farmaci antidepressivi.
Aspetti ipocondriaci:
Il sintomo principale è una mancanza di energia con lagnanze croniche di debolezza ed affaticamento, che non trovano alcuna spiegazione in cause fisiche. L’approccio ipnotico a questo stato comprende il miglioramento del sintomo e l’ipnoanalisi per la comprensione e la correzione della dinamica sottostante. L’approccio avviene spesso in quest’ordine perché la sensazione di affaticamento interferisce sulla terapia: occorre perciò dapprima ridurla per avviare una esplorazione dei conflitti psicodinamici.
Psicosi:
Si è indagato poco sulla possibilità del ricorso all’ipnosi per il trattamento degli Stati Psicotici, forse a causa della difficoltà per l’operatore d’istituire una comunicazione adeguata alla complessità ed alla particolarità del vissuto di tali pazienti. Comunque, una volta che si sia riusciti a stabilire un contatto con il paziente, aiutati talvolta dall’uso di sedativi, l’ipnosi può essere utile per consolidare il rapporto interpersonale tra soggetto ed operatore. Qualunque indagine analitica dovrebbe essere evitata almeno fino a quando l’Io del paziente è così forte da poter sopportare le emozioni liberate da conflitti inconsci. 
Nella psicosi maniaco- depressiva acuta la terapia ipnotica è pressoché impossibile. La si può usare in casi molto leggeri, con l’aiuto di sedativi e psicoterapia. Negli schizofrenici occorre limitarsi all’uso dell’ipnosi quale mezzo per produrre un piacevole rilassamento, evitando qualunque sondaggio analitico ed evitando di dare delle suggestioni dirette all’eliminazione del sintomo. In generale possiamo concludere affermando che l’uso dell’ipnosi con i pazienti psicotici è un’area delicata e non scevra da pericoli, i cui risultati sono particolarmente difficili da valutare, (basti pensare alla possibilità di remissione spontanee) ma, nei casi meno gravi, si può rappresentare un mezzo coadiuvante ad altri tipi di terapia.
Altre applicazioni, tossicodipendenza, alcolismo, tabagismo:
L’ipnoterapia condotta ambulatorialmente con il tossicomane non ha molti successi. E’ invece usato nel modo migliore come trattamento coadiuvante durante la degenza in ospedale, soprattutto nel caso di eroinomani. Crasilneck e Hall preferiscono dapprima affrontare i problemi della droga in modo psicodinamico, cercando di capire quale significato essa abbia nell’economia psichica del paziente. Solo dopo intraprendono con più sicurezza la strada della soppressione del sintomo. Per quanto riguarda l’alcolismo, l’ipnosi può recare un notevole aiuto al paziente che abbia una forte motivazione all’abbandono dell’alcol. Se questa manca, l’ipnosi serve a poco. 
Con gli alcolizzati, specie per la soppressione diretta del sintomo, l’ipnoterapia non è mai stata usata da sola, ma in combinazione con il Counseling, la psicoterapia o la terapia di gruppo. Il successo ottenuto con l’ipnosi nel trattamento dell’alcolismo è ampiamente documentato nella letteratura. Essa è in grado di suscitare nel paziente alterazioni cenestesiche con sensazione di disgusto, nausea e vomito verso le sostanze alcoliche. Altre suggestioni vengono usate per provocare irrigidimento del braccio nel momento in cui il paziente tenta di portare la sostanza alcolica alla bocca. Palay (1952) afferma che l’ipnositerapia favorisce l’allentamento delle difese, rendendo l’alcolizzato più accessibile alla psicoterapia. 
Anche nel caso del tabagismo, affinché l’ipnosi possa avere effetto, occorre che il soggetto abbia una forte motivazione per smettere di fumare. Mosconi durante la trance ipnotica preferisce usare un metodo persuasivo, finalizzato a spiegare al paziente l’effetto pernicioso della nicotina nel suo organismo e a dare suggestioni per la riduzione del bisogno di fumare.
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